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CSI AVERSA

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Saverio _wrote:
CIAO LUCIANO...NN SAPEVO ESISTESSE UN BLOG DOVE TROVARE NOTIZIE RIGUARDANTI IL CSI!!!!!OTTIMA STA COSA....CIAO.
ps:dopo la "piccola" incomprensione ke c'è stata ora più ke mai sxo ke tra noi le cose possano solo migliorare!!!grazie veramente di tutto..di cuore!
Mar. 2
ooooooowrote:
ciao luciano!
un bacio dalla new entry della squadraAnimoticon
July 24
sweet bibiwrote:
Oi grazie xi complimenti :) sono sempre disposta ad essere la tua pubblicità vivente!!
..e mi raccomando per l'anno prossimo....nn farmi giocare con quelle di 10anni!!
ciao.. *Mila*

June 14
CSI AVERSAwrote:
Farebbe comodo a tanti, ma non basta... al massimo alleni il dito indice quando clicchi sul mouse Animoticon
May 21
Grazie per l'invito ...........mi chiedevo visitare il tuo blog per un ora puo considerarsi come un ora di palestra????????
saluto tutte le ragazze che ci sono e saranno :)
May 7
November 02

“Ognuno è benvenuto” Casal di Principe 28 – 29 ottobre 2008

Si è conclusa la due giorni di "Ognuno è benvenuto" manifestazione promossa da Provincia di Caserta, Fondazione Exodus, Comune di Casal di Principe, in collaborazione con l'Ufficio scolastico provinciale di Caserta. Il progetto teso a far emergere le positività dei giovani e del territorio, ha visto la partecipazione organizzativa anche del Centro Sportivo Italiano di  Aversa.

Alla prima giornata di iniziative hanno preso parte il procuratore capo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, il giudice della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione, Nicola Ucciero, il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Vincenzo Di Matteo, il sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, il responsabile del centro "Fernandes" di Castel Volturno, Antonio Casale, e Giancarlo Pignone della Fondazione Exodus.
In contemporanea in cinque diverse location della città gli studenti sono stati protagonisti di laboratori e attività: sport, musica, teatro e informazione sono i linguaggi scelti per far emergere le potenzialità e i talenti delle giovani generazioni casertane.

La seconda giornata ha visto protagonista Don Mazzi, presidente della Fondazione Exodus.

"Tante positività in questo territorio" "Con la due giorni di 'Ognuno è benvenuto' abbiamo seminato bene e i giovani della provincia di Caserta hanno raccolto questo seme. Dobbiamo impegnarci tutti insieme affinché l'attenzione dell'opinione pubblica non venga catalizzata solo dai fatti negativi di questa terra, fatti che, sebbene con sfumature diverse, accadono dappertutto in Italia: Milano non è migliore di Casal di Principe". È il messaggio di speranza lanciato da don Antonio Mazzi a margine del dibattito sugli avamposti educativi che ha concluso, allo stadio comunale di Casal di Principe, l'iniziativa promossa. Oltre duemila studenti hanno affollato lo stadio e nella due giorni sono stati coinvolti 50 istituti scolastici dell'intero territorio provinciale.

Don Mazzi ha invitato gli stessi giovani "a fare di più, perché i figli devono essere sempre migliori dei padri. Smettiamo di fare harakiri, non comportiamoci come taluni ortopedici, che pur di battere il male tagliano spesso l'arto sbagliato". Don Mazzi ha rivelato di essere rimasto commosso dall'affetto e dall'attenzione mostrata dai ragazzi, "ora - ha detto al termine della manifestazione - vado a casa con una speranza in più e una disperazione in meno e vorrei che fosse così anche per tutti i cittadini di Casal di Principe".

Sul palco al convegno con il sacerdote hanno partecipato il presidente della Provincia, Sandro De Franciscis, con l'assessore alla Pubblica istruzione, Nicola Ucciero, il sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, e il questore di Caserta, Carmelo Casabona. De Franciscis ha tracciato infine il bilancio della manifestazione: "Siamo riusciti a promuovere - ha evidenziato - un'occasione di incontro e di confronto tra i ragazzi, raccogliendo il desiderio di riscatto della comunità casalese e casertana: qui c'è gente capace, laboriosa, onesta e abbiamo voluto darne una testimonianza. Don Mazzi - ha concluso il presidente della Provincia - porterà via la convinzione che il patrimonio di eccellenze, le attività delle scuole, i talenti dei nostri giovani fanno della provincia di Caserta una terra migliore rispetto a come viene dipinta".

October 27

La regola d’onore di chi gioca in “fair play”

Il 24 ottobre il CSI ha consegnato a Reggio Calabria il Discobolo al merito sportivo - la sua più alta onorificenza - al calciatore amaranto Franco Brienza, che il 28 settembre, durante la delicata partita Reggina-Palermo, aveva interrotto la sua corsa verso il gol dopo che due giocatori, uno per squadra, erano rimasti infortunati a terra al centro del campo. Si è voluto premiare un gesto che non ha molti precedenti nel mondo del calcio. Sulle spalle dei professionisti, e dei grandi campioni in particolare, grava la grande responsabilità di essere per i ragazzi esempi positivi da ammirare e condividere. Brienza il premio del CSI l'ha meritato, oltre che per la generosità del gesto in sé, per aver ricordato ai suoi colleghi la loro corresponsabilità educativa, e a noi tutti che una gara sportiva non può essere tensione a vincere "a prescindere", tale da sacrificare senso di umanità e di solidarietà verso l'avversario. "Giocare etico" dovrebbe essere la regola e non l'eccezione. Per fortuna nei “campetti” del CSI gesti spontanei da prima pagina ne accadono tanti. Ciò non toglie che forse il concetto di fair-play andrebbe ripensato ed esteso oltre i pur fondamentali principi di lealtà, correttezza e probità. A livello giovanile il giocare "bello" (questo significa "fair") è quello che fa uscire un ragazzo dal campo migliore di quando vi è entrato, che lo fa crescere come persona, che è proposto ed attuato in modo da conferire senso di fiducia, di rispetto, di assunzione di responsabilità, di cittadinanza. E se parliamo di ragazzi, il fair-play non può riguardare solo il loro comportamento, ma quello di tutti anche fuori dal campo: genitori, tecnici, dirigenti, giudici di gara. Chissà che un giorno non nasca proprio nel CSI un codice etico così concepito.

September 23

Educare i ragazzi: primo dovere dello sport

Andrea, 12 anni, l’altra sera si lamentava negli spogliatoi: «Mio padre non mi capisce... Gli ho chiesto di comprarmi il nuovo telefonino e mi ha detto no. Questo che ho non  ha nemmeno il Bluetooth». Mentre finiva di cambiarsi per iniziare l’allenamento continuava a borbottare. Quella stessa mattina avevo letto un’inchiesta del “Corriere della Sera” sull’aumento del prezzo dei cereali nel mondo, con la conseguenza che in Africa e Asia migliaia di bambini e ragazzi muoiono letteralmente di fame. L’inchiesta sottolineava che la quantità di cereali oggi prodotta basterebbe a evitare tante di quelle morti, se non fosse che una parte del raccolto mondiale viene distrutto per evitare che i prezzi si abbassino troppo. Proprio così, in Africa e in Asia i bambini muoiono di fame e noi del mondo «civilizzato» preferiamo bruciare il grano per tenere i prezzi alti piuttosto che usarlo per sfamarli. Ci ripensavo, ascoltando Andrea. Sono corso al bar della società sportiva, ho preso quelle pagine del Corriere e sono tornato da Andrea. Lui era già in campo. L’ho raggiunto e gli ho mostrato il giornale: «Vedi, ti lamenti per un telefonino... Lo sai che migliaia di ragazzi come te muoiono di fame? Ci hai mai pensato? Sono persone come te, che non hanno nulla per vivere. Tu sei qui a divertirti e a giocare, eppure riesci a non essere contento. Prova per un solo secondo a metterti nei loro panni...» «Altro che telefonini dell’ultima generazione e Ipod, loro sognano solo una ciotola piena di cereali. Altro che lamentarti perché domenica hai giocato appena dieci minuti, loro sognano un pallone sgonfio, vecchio e malandato con il quale poter fare due tiri agli angoli delle strade...». Ho lasciato Andrea al suo allenamento. Un paio d’ore dopo il suo mister mi ha chiesto: «Che cosa hai detto ad Andrea? Oggi nel fare allenamento era diverso. Non l’ho mai visto così attento e disponibile. Pensa che alla fine, senza che nessuno glielo chiedesse, ha ritirato lui palloni e cinesini. Non l’aveva mai fatto». A volte dobbiamo avere il coraggio di provocare i ragazzi, di scuoterli, di fargli discorsi scomodi. Nascondergli le ingiustizie del mondo non li protegge, tutt’altro. Dobbiamo avere il coraggio di credere in loro e di mettergli davanti i veri valori della vita. Qualche volta serve, qualche volta no. L’importante è continuare pazientemente ad aiutarli a incontrare il vero senso della vita. È il nostro compito di educatori.

September 10

Educazione e leggi: ecco la ricetta contro la violenza ultrà

Nemmeno il tempo di iniziare e il campionato di calcio è già franato nella violenza e nei provvedimenti straordinari: trasferte vietate ai tifosi del Napoli per tutto l’anno, Genova “off limits” ai rossoneri per la partita di domani e questo è solo l’inizio. Non si può andare avanti così, e tanto meno ci si deve rassegnare. La violenza negli stadi si può sconfiggere, anzi, si deve sconfiggere, pena la morte del sistema calcio. La ricetta? Per prima cosa bisogna ricordare che altri sono già riusciti nell’impresa. Si pensi all’Inghilterra degli hooligans, risse e devastazioni continue, e guardiamo cosa sono oggi le partite di Premier League: niente reti, famiglie, bambini, “tranquillità”. Ma non ha senso, come taluno vorrebbe, prendere i provvedimenti adottati nel Regno Unito e fare “copia-incolla”: se quell’esperienza dimostra che la violenza negli stadi può essere sconfitta, noi dobbiamo trovare una nostra soluzione. Ritengo che la ricetta da adottare debba contenere due ingredienti indispensabili. Da un lato servono leggi chiare e di applicazione certa. Chi si rende protagonista di episodi di violenza deve essere identificato, condannato immediatamente ed allontanato dagli stadi. E poi, vietare le trasferte e ricorrere ai Daspo va bene, ma occorre continuità. Una linea di “ragionevole fermezza” deve essere garantita tutto l’anno, non solo quando succedono gravi episodi. Dall’altra parte bisogna capire che la repressione, l’applicazione di leggi certe e severe, non basta. Per sconfiggere la violenza serve anche un secondo ingrediente: una grande opera educativa. Non si tratta di spendere belle parole nei convegni, quanto di mettere in campo azioni concrete. Governo, Coni, Società Professionistiche, Scuola, agenzie educative (CSI in testa) devono mettersi intorno ad un tavolo, fare squadra, elaborare un piano di almeno 5 anni e portarlo avanti con determinazione per diffondere una nuova cultura dello sport. Agire tra i giovani, nelle scuole, nelle società sportive di quartiere, nelle curve degli ultras, sono queste le cose da fare. Serve anche un forte coinvolgimento degli oratori e delle scuole, per far tornare i bambini ed i ragazzi allo stadio: alcuni club professionistici, ad esempio Inter e Milan, lo fanno già con convinzione. Proprio questo secondo ingrediente per ora manca. Tutti sono d’accordo a parole, ma la sensazione è che nei fatti una forte azione educativa non interessi quasi a nessuno. Un esempio concreto? Condividere questa linea vuol dire “aiutare e sostenere” le migliaia di società sportive dilettantistiche che esistono in questo paese e stanziare risorse importanti per promuovere i valori dello sport. Da noi invece si spendono cifre da capogiro per rifare in pochi mesi i tornelli degli stadi ed a fatica si recupera qualche briciola da destinare allo sport di base. Sfugge che solo mescolando insieme i due ingredienti (repressione e prevenzione) si può contrastare con forza il fenomeno della violenza da stadio. Provare per credere.

September 03

il punto settimanale

Tra qualche tempo, inevitabilmente, finiremo per dimenticarci dei record, del medagliere, dei piazzamenti, regalatici dalle Olimpiadi di Pechino. Resisteranno all’usura del tempo, restando impressi nella memoria, solo quei momenti che ci hanno raccontato storie umane davvero straordinarie. Uno su tutti: chi dimenticherà i due figli di Josefa Idem che corrono ad abbracciare la mamma al termine della gara in cui l’azzurra ha conquistato l’argento? Immagini bellissime di sport e di vita, non c’è che dire. Difficili da dimenticare saranno anche alcuni flash della imponente «cerimonia di apertura». Ricordo gli sguardi degli atleti che partecipavano alla sfilata: sembravano quelli dei bambini al Luna Park, per come sprizzavano gioia, incredulità, emozione. Sembrava dicessero: “Ehi, sono qui veramente, faccio anch’io parte di questo evento unico e grande”.

La realtà delle società sportive del CSI è anni luce lontana dai riflettori che hanno accompagnato le Olimpiadi e che illuminano costantemente lo sport professionistico (anche se è bene ricordare che non pochi atleti azzurri presenti a Pechino hanno iniziato negli Enti di promozione sportiva). Ma è un mondo altrettanto importante, e che vive, su un piano diverso, delle medesime emozioni. Ecco perché mi piacerebbe regalare a ciascuno dei ragazzi e delle ragazze che giocheranno quest’anno nelle nostre società sportive lo stesso stupore felice che si leggeva negli occhi degli atleti olimpici durante la sfilata. Mi piacerebbe scorgere nei loro sguardi lo stesso messaggio: «Ehi sono qui... sono orgoglioso di vestire questa maglia, di far parte di questa società sportiva... faccio parte di qualcosa di grande e importante». Non sarebbe poi così difficile. L’altra sera mi hanno invitato in una società sportiva: presentazione ufficiale delle squadre, musica, immagini, saluto del sindaco e del parroco, tutte cose che hanno fatto sentire “bene” i ragazzi. È il suggerimento che vorrei affidare a ogni dirigente e operatore del CSI: all’inizio della stagione trovate il modo di «inventare» una cerimonia di presentazione della vostra attività. Coinvolgete l’oratorio, la parrocchia, le istituzioni, il territorio. Avete la competenza e la creatività per pensare come organizzarla e realizzarla. Pensate a cose semplici, da concretizzare con pochi mezzi. Ciò che conta è rendere protagonisti i ragazzi e far capire loro che vivono una realtà importante che vuole realizzare un grande obiettivo: educare alla vita attraverso lo sport. È un modo bello e interessante per iniziare alla grande la stagione sportiva.  

August 28

Olimpiadi PECHINO 2008

Dopo due settimane nel corso delle quali i media e tutto il mondo avevano gli occhi puntati su Pechino tutto (o quasi) è già stato detto.
C’è pero’  una cosa  che merita di essere sottolineata. Alle Olimpiadi, ancora una volta, si è persa una grande occasione. Provate a pensarci. In Cina si erano dati appuntamento non solo i migliori atleti di tutto il mondo ma anche i dirigenti dello sport mondiale. C’erano tutti. I rappresentanti del Cio, i delegati dei Comitati Olimpici e delle Federazioni di 208 nazioni.
Quale occasione migliore per “incontrarsi”, organizzare qualche bel “Convegno” in grado di lanciare messaggi forti sull’importanza dello sport all’opinione pubblica mondiale? Sarebbe stato bello, incredibilmente bello, se a Pechino, i big dello sport si fossero preoccupati di lanciare qualche messaggio forte all’opinione pubblica mondiale sull’importanza dello sport.
Provate a immaginare se avessero trovato il tempo per sottoscrivere un documento (carta d’intenti, protocollo...poco importa) da inviare a tutti i capi di stato e di governo nel mondo per ricordare loro l’importanza di investire e sostenere lo sport come strumento di integrazione, di pace, di prevenzione della salute, di forte rilevanza sociale…e via dicendo...
Invece, al di là dei commenti sulla faraonica cerimonia di apertura, la sensazione è stata quella che l’attenzione dei vari dirigenti è stata spesa al 100% a commentare medaglie, sconfitte e vittorie.
Peccato, ancora una volta, si è persa una buona occasione.
Fortunatamente pensando a Pechino di motivi per consolarci ce ne sono tanti. A partire dal Doping che, fortunatamente, non ha caratterizzato questa edizione delle Olimpiadi, per arrivare al medagliere azzurro. Con 28 medaglie al collo ed il nono posto nella classifica finale per nazioni non possiamo lamentarci. Non è andata male, anzi. Vale solo la pena di sottolineare il fatto che a “fallire” sono stati i grandi sport (calcio, pallavolo, basket e…atletica) ed i grandi nomi (Cassina, Ferrari, Rossi...) mentre a “salvarci” sono stati per lo piu’ illustri sconosciuti capaci di conquistare ori, argenti e bronzi in discipline poco considerate e valorizzate.
Spento il sole di Pechino toccherà, ancora una volta, a noi ed a gente come noi– giorno dopo giorno, nell’ombra e nell’anonimato - lavorare sodo per dare forza ad uno sport capace di educare alla vita e di conquistare il cuore di tutti, bravi e meno bravi.
La cosa non ci spaventa. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Convinti che in palio ci sono emozioni e soddisfazioni che valgono persino piu’ di un oro olimpico.
June 14

COMUNI RIENTRANTI NEL TERRITORIO DEL CSI AVERSA

Tutte le associazioni sportive ed i circoli culturali sportivi rientranti nel territorio della Diocesi di Aversa, fanno capo al Comitato di AVERSA

I comuni rientranti nelle otto zone sono:

AVERSA - CAIVANO - CASAL DI PRINCIPE - CASALUCE - CASAPESENNA - CASOLLA DI CAIVANO - CARDITELLO DI CARDITO - CARDITO -  CARINARO - CASANDRINO - CESA - CRISPANO - FRATTAMAGGIORE - FRATTAMINORE - FRIGNANO - GIUGLIANO IN CAMPANIA - GRICIGNANO DI AVERSA - GRUMO NEVANO - LUSCIANO - ORTA DI ATELLA - PARETE - QUALIANO - SAN CIPRIANO DI AVERSA - SAN MARCELLINO - SANT'ANTIMO - SANT'ARPINO - SUCCIVO - TEVEROLA - TRENTOLA-DUCENTA - VILLA DI BRIANO - VILLA LITERNO.
June 12

II Campionato di volley Femminile CSI AVERSA

10062008030Si è concluso martedì 10 giugno il II campionato di volley femminile organizzato dal Comitato di Aversa del Centro Sportivo Italiano (CSI) che ha visto protagoniste le ragazze della categoria Top Junior (under 22).

Tra le società partecipanti si sono distinte l’A.S.D. POLISPORTIVA PHOENIX di San Marcellino, il CSI SANTISSIMO SALVATORE e l’A.S.D. POLISPORTIVA ALBANOVA entrambe di Casal di Principe, a testimoniare che nella zona non esiste solo la camorra, ma realtà propositive che guardano al futuro ed al bene dei giovani.

Da sottolineare il comportamento ammirevole delle ragazze in campo e dei relativi supporter che hanno accompagnato le gare senza creare alcun tipo di problema.

Le premiazioni hanno seguito i dovuti ringraziamenti alle istituzioni e alle persone che hanno creduto nel progetto.  Il presidente del CSI AVERSA Luciano De Santis si è dichiarato soddisfatto ed ha valorizzato l'impegno che tutti hanno profuso nei giorni precedenti; ha, poi, salutato i presenti, invitando tutti alla prossima edizione, auspicandosi una maggiore partecipazione, la proposta di atleti nuovi, ma soprattutto di nuovi dirigenti e allenatori pronti ad educare ed insegnare una giusta cultura dello sport.

February 28

GRAN PREMIO PROVINCIALE DI CORSA CAMPESTRE

A cura di: Salvatore Maturo (consigliere nazionale)

CAMPESTRE FRIGNANO

Si è svolta  la fase territoriale del Gran Premio Regionale di Corsa Campestre.

Una splendida giornata di sole e un percorso ottimo hanno visto un nutrito numero di atleti, in particolare giovanissimi, gareggiare e divertirsi.

La manifestazione è stata organizzata dal Comitato CSI di Aversa con la collaborazione della Polisportiva Giubileo FRIGNANO 2000 e del Parroco Don Luigi che ha celebrato la S. Messa per i partecipanti presso il piccolo Santuario dell’incoronata.

La soddisfazione per la bella gara si leggeva sul volto dei tanti partecipanti e genitori intervenuti.

I Dirigenti presenti, sia quelli del CSI che quelli delle Società hanno messo in evidenza i valori di uno sport puro, degnamente vissuto e a misura d’uomo.

Luciano De Santis, infaticabile Presidente del Comitato CSI di Aversa, ha ringraziato per la competenza e disponibilità il Direttore Tecnico regionale Enrico Pellino ed i suoi collaboratori ha ringraziato altresì Salvatore Maturo, Consigliere nazionale e Luigi Di Caprio  Presidente del Comitato CSI di Caserta per la  presenza, l’attaccamento e la testimonianza che danno all’associazione.

August 23

Centro Sportivo Italiano

Il CSI é un'associazione senza scopo di lucro, fondata sul volontariato, che promuove lo sport come momento di educazione, di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla visione cristiana dell'uomo e della storia nel servizio alle persone e al territorio.

Tra le più antiche associazione di promozione sportiva del nostro Paese, il Csi risponde ad una domanda di sport non solo numerica ma qualificata sul piano culturale, umano e sociale.
Da sempre i giovani costituiscono il suo principale punto di riferimento, anche se le attività sportive promosse sono rivolte ad ogni fascia di età.

Educare attraverso lo sport è la mission del Centro Sportivo Italiano.
Questo è ormai consolidato nella prassi e nella coscienza dell'associazione a tutti i livelli. Lo sport inteso dal Csi può anche essere uno strumento di prevenzione verso alcune particolari patologie sociali quali la solitudine, le paure, i timori, i dubbi, le devianze dei più giovani.
Un'attività sportiva organizzata, continuativa, seria, promossa da educatori, allenatori, arbitri, dirigenti consapevoli del proprio "mandato" educativo, infatti, aiuta i giovani ad andare oltre, ad abbandonare gli egoismi e ad affrontare la strada della condivisione, della sperimentazione del limite, della conoscenza di sé.

Proprio per questo, il CSI prevede un'articolazione della proposta sportiva nel rispetto delle età e dei bisogni di ciascun atleta, permettendogli in tal modo di scoprire il meglio di sé, di imparare a conoscere il proprio corpo, a valorizzarlo, a stimarlo.